martedì 17 marzo 2009

Claude Shannon e Warren Weaver - La Teoria Matematica della Comunicazione

La teoria matematica della comunicazione (conosciuta anche come modello matematico-informazionale) è stata ipotizzata sul finire degli anni Quaranta da due ingegneri statunitensi, Claude Shannon e Warrern Weaver, per individuare il modello di trasmissione ottimale dei messaggi. I due studiosi erano interessati a limitare i danni connessi a un processo di trasferimento di informazioni: una conversazione telefonica, ad esempio, corre il rischio di veder perdere numerose informazioni a seguito di scariche presenti sulla linea. Le possibili fonti di rumore, in grado di produrre una dispersione di informazioni, rappresentavano lo specifico oggetto di studio di Shannon e Weaver. Questo è lo schema da loro tracciato (clicca sull'immagine per ingrandire):














E' evidente che il modello comunicativo sotteso alla teoria ipodermica e alla teoria matematica dell'informazione coincide largamente: vi è un emittente che costruisce e veicola un messaggio (lo stimolo nella teoria ipodermica) che deve arrivare al destinatario, consentendo l'attivazione di una risposta.
Nel descrivere lo schema del modello matematico-informazionale della comunicazione, Eco sottolinea come sia possibile sempre rintracciare

una fonte o sorgente dell'informazione, dalla quale, attraverso un apparato trasmittente, viene emesso un segnale; questo segnale viaggia attraverso un canale lungo il quale può venire disturbato da un rumore. Uscito dal canale, il segnale viene raccolto da un ricevente che lo converte in un messaggio. Come tale, il messaggio viene compreso dal destinatario1.


Questo schema, continua ancora Eco, può essere applicato a una comunicazione tra macchine, tra esseri umani e tra macchine ed esseri umani. Del tutto estraneo al processo è il momento dell'attribuzione del significato al messaggio da parte del ricevente: esso è semplicemente dato una volta per tutte a tutti i soggetti.
La semplicità e la grande versatilità di un modello fondato sul rapporto diretto tra emittente e destinatario sono alla base del successo che ha accompagnato per anni molto delle letture e delle analisi condotte sul rapporto tra media e individui. Se si considera il modello matematico-informazionale una sorta di perfezionamento di quello proprio della teoria ipodermica, si può intuire tutto il fascino di una formulazione ben congegnata sul piano formale e in grado di dare risposte semplici, sia pure poco argomentate. In realtà, qualsiasi modello o teoria che ponga alla base delle sue riflessioni una dinamica di rapporto tra i media e gli individui quale quella descritta da simili impianti teorici si condanna all'assoluta irrilevanza conoscitiva. Pur se di sicuro fascino e di larga applicabilità, la teoria ipodermica e la teoria matematica dell'informazione non possono che continuare a rappresentare il pezzo più pregiato in una sala di esposizioni dedicata all'archeologia del presente.

1 Eco U., Estetica e Teoria dell'Informazione, Bompiani, Milano, 1972.


Il contributo è tratto da:
- Bentivegna S., Teorie delle Comunicazioni di Massa, Laterza, Roma, 2003

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